Dalle cellule staminali una nuova pelle temporanea per i grandi ustionati

novembre 23, 2009
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E’ possibile ricavare dalle cellule staminali embrionali una pelle “usa e getta” (cioè temporanea) per i grandi ustionati, in grado di difenderli fino al trapianto autologo.
Lo afferma uno studio dell INSERM e dell’Istituto per le cellule staminali di Evry Cedex (Francia), diretto dalla dottoressa Christine Baldeschi e pubblicato da “The Lancet”.

I ricercatori hanno impiantato le staminali umane su cellule, trattandole con farmaci per circa 40 giorni. Tale operazione indirizza le “cellule bambine”, spingendole a trasformarsi in cheratinociti e a seguire tutti i passaggi biologici che portano alla formazione dell’epidermide nella fase dello sviluppo embrionale. Avendo così ottenuto delle cellule con le caratteristiche dei cheratinociti, gli scienziati le hanno inserite su una matrice artificiale: le cellule sono state in grado di formare uno strato di pelle. La pelle temporanea è stata poi trapiantata su alcuni topi; 12 settimane dopo, la pelle derivata dalle staminali aveva la struttura tipica della pelle umana.

Gli esperti fanno notare come, nel caso di ustioni gravi, la procedura standard prevede l’autotrapianto delle cellule del paziente, coltivate in laboratorio fino a permettere di rimpiazzare la pelle danneggiata.

Ma per tale operazione è necessario aspettare le 3 settimane necessarie alla crescita delle cellule da trapiantare, cosa che espone il paziente al rischio di disidratazione ed infezione ed i mezzi di difesa attuali come pelle biotech bovina e bende pongono diversi problemi, in primis il rischio di rigetto. Più funzionale la pelle decellularizzata da cadavere, penalizzata però dalla disponibilità limitata.

La nuova pelle usa e getta, invece, si configura come una risorsa illimitata e con problemi di rigetto estremamente limitati, perfetta per coprire la finestra in attesa del trapianto.

Matteo Clerici

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PIASTRINE AUTOLOGHE NELLE ALOPECIE

ottobre 20, 2009
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Uso dei fattori di crescita da plasma ricco in piastrine autologhe
nelle alopecie

Dott. Sabatino Papandrea

L’impiego dei fattori di crescita da plasma ricco in piastrine
ha avuto, recentemente, un gran impiego nel miglioramento estetico
della cute per neocollagenogenesi reticolare.

L’importante risposta clinica verificata sui miei pazienti ed
i principi scientifici della tecnica mi hanno indotto a provare
questa metodologia anche nel miglioramento del metabolismo del
capello.

Il lavoro clinico è stato programmato sull’alopecia androgenetica,
sull’alopecia areata e sul capello distrofico. La valutazione
della risposta è stata eseguita sia sul piano medico, che
fotografico che strumentale. La tecnica utilizzata per questa
ultima valutazione è stata il tricogramma.

Il trattamento, eseguito con infiltrazioni intradermiche di PRP
nel cuoio capelluto a cadenza mensile per 3 sessioni, ha evidenziato
un aumento percentuale della fase anagen nell’alopecia androgenetica,
un rispessimento della zona nell’alopecia areata e soprattutto
un evidente miglioramento dello stato e dell’aspetto dei capelli
in caso di capello distrofico.

Possiamo concludere che l’attivazione metabolica da parte dei
fattori di crescita contenuta nel PRP induce un miglioramento
del trofismo della matrice del capello.

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NUOVE FRONTIERE IN CHIRURGIA ESTETICA: BIOSTIMOLAZIONE AUTOLOGA DELLA CUTE

ottobre 20, 2009
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La ricerca scientifica è sempre più impegnata nel cercare di utilizzare tessuti autologhi nei diversi campi della medicina.
Il plasma è un componente del sangue ricco di piastrine e cellule staminali che, se opportunamente concentrate ed attivate in forma di gel, costituiscono un tessuto autologo atto a stimolare processi di rigenerazione tissutale in ambito maxillo-facciale, ortopedico, oftalmico, nella terapia delle ulcere cutanee e, con risultati molto soddisfacenti anche nel campo della medicina estetica e della chirurgia plastica.

Il gel piastrinico è capace infatti di accelerare la crescita del tessuto osseo, diminuire il sanguinamento post-operatorio, stimolare la guarigione delle ferite e stimolare la replicazione dei fibroblasti della pelle. I fibroblasti, una volta stimolati determinano un notevolissimo miglioramento della qulità della cute. Tutto ciò grazie al fatto che le piastrine, se attivate sotto forma di gel, elaborano, immagazzinano e rilasciano numerosi fattori di crescita:
  • Il PDGF (platelet derived growth factor) oltre a funzionare come coordinatore degli altri fattori di crescita, ha un’azione mitogena ed angiogenetica, accelerando quindi la guarigione delle ulcere croniche
  • Il TGF beta (trasforming growth factor-beta) stimola i fibroblasti e gli osteoblasti mentre inibisce gli osteoclasti
  • L’IGF I e II (insulin like growth factor I e II ) stimolano soprattutto gli osteoblasti
  • L’EGF (epidermal growth factor) stimola le cellule epiteliali e mesenchimali
  • Il FGFb (fibroblast growh factor basic) quello più interessante nell’ambito della medicina estetica, prevalentemente stimola la migrazione dei fibroblasti e la sintesi di collagene
Quando il gel piastrinico viene iniettato nel derma e nell’ipoderma funziona come una matrice che fa da struttura e da serbatoio dei suddetti fattori di crescita quindi, oltre a determinare un effetto filler al momento dell’iniezione, stimola una progressiva produzione di collagene con un conseguente miglioramento dell’aspetto cutaneo.
Il gel piastrinico autologo è un validissimo supporto anche alla tecnica del lipofilling, metodica ormai utilizzata da anni con successo sia per fini estetici che ricostruttivi. I fattori di crescita, liberati dalle piastrine iniettate nel derma profondo e nell’ipoderma dell’area ricevente, inducono probabilmente la differenziazione delle cellule mesenchimali adulte che sono presenti nel tessuto adiposo maturo e quindi innestate insieme agli adipociti maturi. La risultante di questo fenomeno è un migliore effetto filling del tessuto adiposo.
La biostimolazione viene effettuata in ambulatorio, senza anestesia, tramite delle microiniezione con un ago sottilissimo, il trattamento ha una durata di circa 30 minuti e non lascia nessun esito se non alcune piccole ecchimosi che si risolvono in alcune ore.
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FATTORI DI CRESCITA PIASTRINICI PER IL RINGIOVANIMENTO DELLA PELLE

ottobre 20, 2009
clipped from www.salutedomani.com
Utilizzato già da anni in chirurgia ortopedica, chirurgia maxillo-facciale, odontostomatologica, oculistica e nella terapia delle ulcere cutanee croniche, negli ultimi anni la ricerca ha consentito l’impiego del gel piastrinico anche in medicina estetica, per la biorivitalizzazione e il ringiovanimento cutaneo. “Il gel di piastrine – spiega la dottoressa Benedetta Palazzotti, Docente della Scuola Internazionale di Medicina Estetica della Fondazione Internazionale Fatebenefratelli (FIF), Roma – è un gel biologico ottenuto dalla combinazione di due componenti del sangue: il plasma ricco di piastrine, contenente numerosi ed importanti fattori di crescita capaci di stimolare meccanismi cellulari implicati nella riparazione e nella rigenerazione tessutale (angiogenesi, chemiotassi dei macrofagi, proliferazione e migrazione dei fibroblasti e sintesi di collagene), e trombina, quale reagente”. Il gel piastrinico è un prodotto per uso topico costituito da piastrine, prevalentemente di origine autologa, attivate prima dell’uso, che viene applicato dove è necessario favorire un processo riparativo. Il gel piastrinico è infatti in grado di stimolare la guarigione delle ferite, accelerare lo sviluppo dei tessuti ossei, ridurre il sanguinamento post-operatorio. Le piastrine attivate, sotto forma di gel, elaborano, immagazzinano e rilasciano numerosi fattori di crescita (PDGF, TGFalfa e beta, IGF I e II, EGF, VEGF) capaci tra l’altro di stimolare la replicazione delle cellule di origine mesenchimale ed esplicano azione chemiotattica verso polimorfonucleati, monociti e macrofagi.

“Tra le diverse metodiche impiegate nella riparazione dei tessuti, una nuova tendenza è rappresentata dall’utilizzo di gel piastrinico e fattori di crescita. Il gel piastrinico – spiega il professor Valerio Cervelli, chirurgo plastico di Roma – è una metodica che consente l’utilizzo di fattori di crescita nella forma di Plasma ricco di piastrine (PRP, Platelet Rich Plasma ) per accelerare i processi di guarigione iniziali (attraverso bFGF, PDGF e IGF) e tardivi (attraverso EGF, VEGF, TGF-b, IGF), nell’osso e nei tessuti molli. Presso l’Unità Operativa di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, dall’aprile 2007,

sono stati trattati 63 pazienti con la metodica di Lipostructure (innesto di tessuto adiposo secondo Coleman dopo centrifugazione), utilizzata in associazione con il PRP. In particolare sono stati trattati con questa metodica 2 casi di sindrome di Romberg, 26 casi di ulcere degli arti inferiori, 6 casi di esiti di ustione e 29 casi di esiti cicatriziali. Grazie alla metodica di Lipostructure, utilizzata in combinazione con il Gel piastrinico, 51 pazienti hanno mostrato una riparazione dei tessuti più rapida mentre 12 pazienti hanno mostrato un tempo di riparazione sovrapponibile al gruppo di controllo.

“La biostimolazione ricopre ormai un ruolo fondamentale in tutti gli ambulatori di medicina estetica – sostiene il dottor Antonio Rusciani, dermatologo (Roma) – e negli ultimi anni anche la ricerca si è mossa per garantire agli operatori di questo settore un’arma in più rappresentata da un biostimolante completamente autologo derivante dal sangue dei pazienti”.

L’autologus cellular rejuvenation (ACR) consiste appunto nell’impiego del PRP in campo estetico nella sua forma base, cioè plasma, piastrine e fattori di crescita estratti, attraverso un nuovo e rivoluzionario kit con filtro fisico, sottoforma di gel, dal sangue dei pazienti dopo una breve centrifugazione.

“Tra le diverse metodiche impiegate nel ringiovanimento del volto – ricorda Cervelli – un nuovo trend è rappresentato dall’utilizzo di fattori di crescita e gel piastrinico.

Con la metodica di Lipostructure (innesto di tessuto adiposo sec. Coleman dopo centrifugazione) utilizzata in associazione con il PRP, abbiamo trattato 15 pazienti, allo scopo di ripristinare i volumi e i profili del volto. 11 delle pazienti trattate hanno 8 mesi, 4 pazienti hanno mostrato un risultato sovrapponibile al gruppo di controllo trattato con solo innesto di tessuto adiposo. I risultati ottenuti e la soddisfazione espressa dai pazienti hanno motivato l’impiego di queste nuove metodiche”. Il lipofilling è una metodica ormai utilizzata da anni con successo sia per fini estetici che ricostruttivi.

“La presenza di cellule mesenchimali adulte nel tessuto adiposo – sostiene il professor Maurizio Valeriani, chirurgo plastico di Roma – ha suggerito nuovi possibili impieghi del lipofilling nella pratica chirurgica. In particolare molto promettente appare una nuova tecnica di lipofilling associata all’infiltrazione di gel piastrinico autologo. Le piastrine, separate mediante centrifugazione dal sangue intero, vengono indotte a degranulare e reinfiltrate nel derma profondo e nell’ipoderma. La liberazione di numerosi fattori di crescita nel tessuto lo prepara a ricevere l’innesto di adipociti maturi e di cellule mesenchimali adulte, inducendone probabilmente la differenziazione”.

“Da tutto questo si evince l’importanza di questa metodica estremamente versatile e sicura – afferma il Segretario generale della SIME Emanuele Bartoletti – perché prevede l’uso di materiale estratto dal paziente stesso, e rappresenta uno dei cardini del futuro dei trattamenti di biostimolazione in medicina estetica. Come la tossina botulinica, questa metodica viene integrata nella nostra disciplina da un uso terapeutico e quindi con studi scientifici rilevanti e una esperienza numerica notevole”

Scritto da Antonio Caperna – http://antoniocaperna.typepad.com/il_weblog_di_antonio/

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Staminali, al San Camillo verso il trapianto autologo

ottobre 9, 2009
clipped from salute.aduc.it
Il trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche potra’ diventare, in un futuro imminente, una opzione terapeutica disponibile anche per i pazienti affetti da linfoma e mieloma multiplo che fino ad ora sono stati esclusi da questo trattamento a causa della loro scarsa mobilizzazione cellulare. Questo e’ stato uno dei temi caldi discussi oggi nell’ambito dell’incontro annuale del GITMO – Gruppo Italiano Trapianto di Midollo Osseo – dedicato al trapianto autologo e tenutosi a Roma presso l’ospedale San Camillo. A seguito della recente autorizzazione dell’EMEA (5 agosto 2009) il nuovo agente mobilizzante Plerixafor sara’ presto disponibile sul mercato italiano; questa molecola e’ estremamente efficace nel promuovere il trasferimento delle cellule staminali dal midollo osseo al circolo ematico (processo denominato “mobilizzazione”), da dove possono essere agevolmente prelevate per il successivo trapianto autologo.
L’incontro e’ stato promosso ed organizzato dal Prof. Attilio Olivieri, Professore di Ematologia presso l’Universita’ Politecnica delle Marche, attualmente Direttore del Dipartimento Oncologico e del Centro Trapianto di Cellule Staminali dell’Ospedale San Carlo di Potenza e responsabile della Sezione Trapianto Autologo del GITMO. “Al di sotto dei 65 anni,” dichiara Olivieri, “il trapianto autologo rimane la terapia di scelta nel trattamento di pazienti affetti da linfoma recidivante chemiosensibile, cosi’ come e’ tuttora il “golden standard” nella terapia di prima linea dei pazienti affetti da Mieloma Multiplo. In una percentuale non trascurabile di questi pazienti, pero’, il ricorso al trapianto autologo e’ ostacolato dall’eventualita’ di raccogliere un numero insufficiente di cellule staminali autologhe. Difatti, affinche’ il trapianto di cellule staminali ematopoietiche avvenga con successo, e’ necessario che esse vengano mobilizzate, ossia rilasciate dal midollo osseo, ove abitualmente risiedono, nel sangue periferico, dove possono essere successivamente prelevate, in una quantita’ tale da garantire un attecchimento rapido, completo e stabile, attraverso un processo denominato leucoaferesi”. Questa procedura ha da anni soppiantato l’espianto di midollo osseo, consentendo di ridurre la mortalita’, la morbilita’ ed i costi correlati all’autotrapianto. Tuttavia, per molti pazienti, la leucoaferesi puo’ richiedere fino a tre o quattro ore a seduta per diversi giorni e, nonostante questo, alcuni pazienti non sono in grado di mobilizzare un numero sufficiente di cellule, rendendo il trapianto autologo impossibile. “Plerixafor si configura come un trattamento innovativo, in quanto potra’ offrire a questi pazienti l’opportunita’ di effettuare con successo il trapianto autologo”.
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Medicina Rigenerativa: Laboratorio di Ingegnerizzazione dei Tessuti.

ottobre 3, 2009
Una visita ai laboratori della Wake Forest University, descritta come “una delle Mecche dell’ingegnerizzazione dei tessuti”. Interessante la stima del ricercatore intervistato (Dr. Anthony Atala) su fino a che punto potremo allungare le nostre aspettative di vita media nei prossimi 20-30 anni: fino ai 120-130 anni.
clipped from estropico.blogspot.com

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Dalle cellule staminali malate deriva il tumore al seno.

settembre 24, 2009
clipped from www.torinoscienza.it
Viene da un team di ricercatori dell’Istituto europeo di oncologia e dell’Istituto di oncologia molecolare Ifom di Milano la scoperta che si deve ad una devianza dai normali meccanismi di riproduzione delle cellule staminali l’insorgere e proliferare del tumore al seno. All’origine di tutto è il gene p53 che produce una proteina deputata a regolare la divisione delle cellule staminali.

In condizioni normali le staminali si dividono in due, dando origine a una cellula adulta e a un’altra staminale. Quando p53 è alterato la divisione origina invece altre due staminali, avviando una proliferazione veloce di staminali che vanno ad accrescere la massa tumorale.

Il gruppo di ricercatori ha quindi individuato una strategia per ripristinare il corretto funzionamento di p53, riuscendo ad arrestare la crescita del tumore nei topolini di laboratorio. Le strategie per il futuro sono due, passare dalla sperimentazione sugli animali a quella sull’uomo e verificare se lo stesso meccanismo sia riconducibile anche ad altre forme di cancro.

A cura di Redazione Torinoscienza, del 22.09.2009

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PRP e Fattori di Crescita Piastrinici (PDGF)

settembre 21, 2009
clipped from www.daysurgeryclinic.it
PRP    Platelet-Rich Plasma   (il plasma arricchito di piastrine)

EFFETTI E VANTAGGI del PRP e dei fattori di crescita piastrinici (PDGF)

- E’ una sostanza naturale e di derivazione umana (dallo stesso paziente) // Non esistono effetti collaterali (quali possibili

allergie o intolleranze) // E’ privo di tossicità // Stimola i processi riparativi e la crescita dei tessuti lesi sui quali è

applicato // Stimola la proliferazione cellulare // Stimola i processi bioriparativi e rigenerativi // Stimola l’angiogenesi e la

rivascolarizzazione dei tessuti // Stimola la proliferazione delle cellule mesencimali (in particolare delle CELLULE STAMINALI

MESENCHIMALI ADULTE) // Stimola la guarigione delle ferite ed accelera la cicatrizzazione // Stimola la produzione di fibroblasti

// stimola la produzione di collagene // Accelera lo sviluppo dei tessuti ossei e la capacità osteoinduttiva e la produzione di

osteoblasti // Stimola la produzione delle cellule muscolari (miociti)

Che cosa è il PRP ?

- Il PRP è una fonte di fattori di crescita che sostengono la crescita dell’osso e dei tessuti molli (cute, sottocute, tessuti miofasciali), migliorando la risposta ai danni biologici e favorendo la guarigione delle ferite.

- Si ottiene concentrando le piastrine autologhe (cioè del paziente stesso) e derivando da esse i fattori di crescita piastrinici (PDGF: Platelet Derived Growth Factors) che, aggiunti alle ferite chirurgiche oppure ad innesti, sostenere migliorano ed accelerano il processo di guarigione.

Perché PRP? (A) Quando c’è una ferita di qualsivoglia natura, il normale coagulo di sangue inizia il meccanismo che porterà alla guarigione del tessuto molle ed alla eventuale rigenerazione dell’osso.
Il coagulo è perciò il primo momento del processo di guarigione delle ferite.

Il coagulo che, diciamo così, si forma  nelle condizioni abituali, e formato da:
95% rbc (globuli rossi); 4% plt  (piastrine);    1% wbc (globuli bianchi).

(B) Quando invece otteniamo con una procedura specifica del PRP, il coagulo sarà formato da: 95% plt  (piastrine);   4% rbc (globuli rossi);   1% wbc (globuli bianchi)

(C) Poiché il nostro obiettivo è ottenere la maggior quantità e concentrazione di fattori di crescita piastrinica  (PDGF)(TGFß), è chiaro che dobbiamo ottenere una maggior concentrazione piastrinica nel coagulo (appunto..il PRP, cioè il Plasma arricchito di Piastrine), così da permetterci di ottenere da esso una maggior concentrazione di fattori di crescita piastrinica.

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Il PRP è sicuro ?
Poichè è autologo (cioè derivato dal paziente stesso), si evita il rischio di malattie trasmissibili come HIV ed Epatite Virale.

Utilizzo del PRP
Il PRP è usato in chirurgia maxillo facciale, in chirurgia plastica ricostruttiva ed in medicina estetica ed antiaging, in chirurgia oculare ed in traumatologia sportiva.

Il nostro utilizzo del PRP (e dei Fattori di Crescita in esso contenuti) sarà dedicato alla chirurgia plastica ricostruttiva ed alla medicina estetica, come pure alla medicina antiaging ed alla medicina rigenerativa. Il PRP verrà particolarmente usato nel rinnovamento cellulare della cute delle mani del viso, del collo e del decolletè (ma potrà essere usato anche per la cute dell’addome e delle gambe).

Utilizzo del PRP a livello dei siti donatori di Innesti Dermo-Epidermici “sottili” (i cosiddetti STSG  “Split Thickness Skin Graft”)
E’ un uso nuovo, emergente.
- Il gel di PRP viene messo sulla superficie del sito donatore (il sito da cui si preleva l’innesto) e trattenuto in sede da una medicazione occlusiva (Tegaderm®)
- La medicazione occlusiva è rimossa dopo 7 giorni, ed il sito donatore presenterà una significativa epitelizzazione come se fosse già alla terza settimana di maturazione
-  La rivascolarizzazione del sito donatore di STSG è stimolata dall’azione angiogenica dei PDGF e dei TGFB
- La fibrina è usata come “scaffold” (intelaiatura) per la migrazione epiteliale
- Il rapido sviluppo di tessuto di granulazione e della epitelizzazione farà diminuire la durata della fase “crostosa” con meno dolore ed un più rapido ritorno alla normale attività.
Come si ottiene il PRP (Plasma arricchito di Piastrine) ?

Il PRP è ottenuto da sangue autologo (cioè dello stesso paziente) usando la centrifugazione e la separazione delle cellule del sangue.
Il sangue in toto (trattato con citrato a scopo anticoagulante) e centrifugato, darà origine a tre (3) strati di cellule:
- RBC (globuli rossi), strato più denso, sul fondo
- PRP dello strato intermedio (cells selector gel) con un 30% di piastrine e globuli bianchi
- PPP (Platelet Poor Plasma: Plasma Povero di piastrine)

Con una tecnica specifica ben codificata, è possibile ottenere un PRP (Platelet Rich Plasma: plasma arricchito di piastrine) con un incremento del 383%. Ovviamente, in questo PRP abbonderanno i fattori di crescita piastrinici (PDGF) ed i trasforming-growth factors (TGF-Beta).

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Biostimolazione e biorivitalizzazione autologa

settembre 15, 2009

L’Autologous Cellular Regeneration (ACR) è una tecnica iniettiva di biostimolazione che utilizza il plasma arricchito di piastrine bioattive e leucociti del paziente (PRP -> Platelets Rich Plasma – plasma arricchito di piastrine), con lo scopo di rigenerare la cute invecchiata e danneggiata e i tessuti ipodermici.
Viene utilizzato un kit unico per realizzare un preparato PRP pronto per l’uso, che evita una qualsiasi manipolazione dopo il prelievo del sangue. Il circuito lavorativo è chiuso, pertanto il medico non viene mai a contatto col sangue, in
nessuna fase della procedura. Il contenuto del kit permette una metodologia standard per la preparazione del PRP grazie alle quantità fisse degli ingredienti. Il plasma arricchito in piastrine (PRP) è pertanto una concentrazione autologa di piastrine in un piccolo volume di plasma superiore a 1.000.000 di queste per mm3, o 2-6 volte la concentrazione nel plasma. Il PRP è ricco di fattori di crescita, ed è stato dimostrato essere attivamente secreti dalle piastrine per iniziare la cicatrizzazione. L’iniezione intradermica ed ipodermica di plasma autologo arricchito in cellule agisce come una matrice che fa da struttura e da serbatoio di fattori di crescita e determina pertanto: formazione di una rete tridimensionale di fibrina rilascio di fattori di crescita da parte delle piastrine e dei leucociti chemo-attrazione di macrofagi e cellule staminali proliferazione delle cellule staminali differenziazione delle cellule staminali. Sembra esserci pertanto un effetto filler immediato, una progressiva produzione di collagene ed una normalizzazione dei parametri cutanei.

Epicondilite omerale, applicazione di gel piastrinico

luglio 23, 2009
clipped from lamano.it
Il termine epicondilite omerale o “gomito del tennista” si riferisce ad una sindrome dolorosa localizzata all’epicondilo laterale. E’ una patologia degenerativa infiammatoria che, anche se abbastanza comune e spesso invalidante, a causa della sintomatologia spesso modesta nella fasi iniziali, è sottovalutata e giudicata come qualcosa di clinicamente banale. Al contrario, le difficoltà terapeutiche e la frequenza delle recidive richiedono una valutazione clinica e diagnostica rigorosa.
La fascia d’età più frequentemente colpita da questa patologia è quella dell’adulto definito “maturo”, cioè, uomini e donne fra i 30 e 50 anni. E’ certamente la patologia più comune fra i giocatori di tennis, ma si può riscontrare anche nei giocatori di golf, negli schermitori e nelle diverse specialità dei lanci dell’atletica leggera. La patologia interessa anche soggetti che non praticano sport, quali le casalinghe, i carpentieri, le dattilografe, i decoratori della casa, i pittori, gli orologiai ecc., cioè persone le cui professioni richiedono l’uso continuo e ripetuto dei muscoli estensori del polso e della mano e che effettuano continui movimenti di prono-supinazione.
L’epicondilite è caratterizzata da dolore sul gomito, che può irradiarsi ai muscoli dell’avambraccio ed aumentare durante l’estensione del polso e della mano.
Le indagini radiologiche convenzionali sono di poco aiuto nella diagnosi di questo genere di patologia. L’ecografia è un utile esame che permette di valutare la patologia tendinosica in corrispondenza dei tendini epicondilei.
Per quanto riguarda la terapia, nelle fasi di dolore acuto si utilizzano i farmaci antinfiammatori non-steroidei (FANS) assunti per via sistemica o locale, possibilmente associati ad impacchi di ghiaccio. La fisioterapia è consigliabile nel caso in cui il dolore si irradia ai muscoli dell’avambraccio. L’infiltrazione locale con preparati a base di cortisonici può essere usata, ma soltanto nei casi i cui i sintomi persistano dopo i trattamenti sopra menzionati, e in ogni caso dovrebbero essere effettuati solo per un numero limitato di volte.

GEL PIASTRINICO
Tale pratica, di grande uso in America e Francia, da poco è utilizzata anche in Italia. Esistono 2 tipi di applicazione secondo la patologia : l’infiltrazione diretta del gel in anestesia locale o l’intervento chirurgico mini-invasivo con una piccola incisione, apertura delle fasce contratte e innesto del gel.
I risultati riportati dalla letteratura e dall’esperienza diretta del nostro Gruppo sono veramente incoraggianti, sia per la velocità di guarigione che per il numero percentuale di pazienti che ottengono la risoluzione dei sintomi, in una patologia come l’epicondilite che a volte risulta essere difficilmente dominabile con le terapie convenzionali.

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